mercoledì 2 dicembre 2009

(non) solo parole

...Il saliscendi di colline, la luce morbida a dire "il cielo esiste ancora!", silenzio dentro e silenzio fuori... Ieri tornavo a casa e pensavo che amo ascoltare le parole, anche quelle scontate, anche quelle sbagliate, quelle sbadigliate. Anche quelle sbadigliate, sì. Amo le parole, le voci che raccontano, amo le parole, le tue, se penso che esistono anche un po' per me. Ed io anche (ancora) un po' per loro.

lunedì 30 novembre 2009

Ottima visibilità # 2









C'è stato un momento nella mia vita, parecchio tempo fa, in cui disegnavo, ma disegnavo davvero, una fantomatica donna invisibile che avevo in testa o forse in corpo; c'è stato un momento in cui mi obbligavo ai grandi scavi, più sotto si andava meglio era, ti servirà mi dicevano, mi servirà mi ripetevo; c'è stato un momento in cui volevo sentirmi molto leggera, più leggera di chiunque altro, forse era colpa della donna invisibile che avevo in testa e avevo in corpo: ero dotata di una strana forma di leggerezza però, che non mi portava verso l'alto ma piuttosto mi trascinava a terra. Non avevo capito nulla.


Poi qualche anno dopo, ho ritrovato il quaderno degli appunti della donna invisibile. Ne ho avuto orrore e tenerezza e vergogna e paura e l'ho buttato. Non avevo capito nulla. Non avevo capito che si cresce, si cambia o si rimane sempre un po' uguali a se stessi, le persone passano, ti attraversano, rimangono con te. E tu con loro. Non avevo capito che resta sempre qualche pagina da sfogliare: qualcuna devi tornare a leggerla, con dolore, da sola; qualcun'altra te la fai raccontare; qualcun'altra ancora, a volte, capita che la strappi. La strappi con le tue mani, certo, le mani visibili della donna visibile.


A me però piace pensare che ci siano anche altre dita, dita invisibili di mani che ami, che tirano via quelle pagine insieme a te.

lunedì 23 novembre 2009

tristezza nebulizzata*





Oggi tornavo in treno, verso casa, un po' di questo nelle orecchie e un nuovo libro tra le mani... E pensavo, guardando la luce aprirsi uno spiraglio nella nebbia e il cielo riacquistare poco a poco l'intensità dell'azzurro, che erano esattamente quelli i colori giusti.

Che non c'è tristezza nebulizzata* che tenga, se il sole te lo regalano gli altri.








*lo Splendido, parlando della pioggia che diventa nebbia (o della nebbia che diventa pioggia?) della domenica pomeriggio...



giovedì 12 novembre 2009

E se si vestissero a tema?




Stasera siamo uscite dall'ospedale. Non ricordavi la strada per casa, credo non l'avessimo mai fatta prima. Io forse, tu no. Allora io davo le indicazioni e tu ripetevi "per fortuna, per fortuna ci sei!". Poi all'improvviso mi hai detto "andiamo a mangiare fuori, insieme!". Non succedeva da una vita. O forse mai successo. Abbiamo diviso il dolce e non sapevamo che razza di noci ci fossero dentro. Ecco, io e te siamo quelle delle pause lunghe, lunghissime, degli occhi che vagano intorno piuttosto che guardare diritto, delle frasi improvvise che dal nulla nascono e silenziose finiscono. "e se i camerieri si vestissero a tema?" "ci pensavo anch'io..." "sarebbe carino, eh?" "no, in realtà non stavo proprio pensando a questo..." "l'ho capito sai, Laura, per quello te l'ho detto".



Io e te abbiamo paura, ancora, di raccontarci quello che siamo.

domenica 8 novembre 2009

Ottima visibilità

A me serve. Serve guardarlo dall'alto, di modo che il molo infinitamente lungo sembri solo una manciata di sassi disposti con rigore geometrico da una mano grande quanto la mia; serve guardarlo quando la luce della mattina restituisce un blu saturo, di una bellezza quasi sconosciuta, che mi lascia godere, felicemente ignara delle sue profondità. Via le divagazioni, via le derive, via i rumori di fondo e i rumori dentro. Non servono. E' solo superficie e la superficie, che si espande ben oltre i limiti dello sguardo, ti basti. Lui lo dice piano. E i miei occhi gli credono.




(SilverSpirit, invece, che su tanta superficie vorrebbe salpare, è ferma in porto. Forse già da un po'. Curiosi i nomi delle navi, che ti parlano di libertà...)

lunedì 19 ottobre 2009

E' arrivato il freddo (ed io non sono pronta).

E così succede che una mattina metti il naso fuori casa e le cose non sono come te le aspetti.




Ottobre. Ottobre prima si traveste da settembre mite e assolato e poi ti coglie impreparato e ti fa credere che sia già pieno novembre. Niente cambio di stagione nell'armadio, ho solo stipato le maglie più pesanti accanto agli indumenti leggeri. C'è dell'ordinata confusione in tutto questo. Ma sembrerebbe ci sia posto per tutto nei miei cassetti. Almeno mi piace pensarlo, ancora per un po'. E' che se fuori i colori virano dal grigio intenso-quasi-piombo, al vinaccia, all'ocra delle foglie e degli sguardi e degli umori, io sotto sotto mi porto appresso la mia camicia senza maniche di seta color corallo, quella col davantino plissettato, quella che ho comprato una mattina vagabonda e sorridente di metà estate. E che ho indossato, due o tre volte, sorridente (e vagabonda) anch'io.





Anche se fuori, mi dicono, sono solo 8 gradi. Anche se fuori, mi dicono, il tempo è cambiato. Fuori ti servirà l'ombrello, mi dicono. Anche se, anche se...




La verità è che è arrivato il freddo ed io non sono pronta.






venerdì 9 ottobre 2009

Svincolarsi dalle convinzioni/dalle pose/dalle posizioni

"Però (cosa vuol dire però) / Mi sveglio col piede sinistro / Quello giusto
Forse già lo sai / che a volte la follia / sembra l'unica via per la felicità
C'era una volta un ragazzo / chiamato pazzo / e diceva sto meglio in un pozzo / che su un piedistallo
Oggi ho messo la giacca dell'anno scorso / che così mi riconosco / ed esco

Dopo i fiori piantati
quelli raccolti
quelli regalati
quelli appassiti

Ho deciso di perdermi nel mondo / anche se sprofondo / lascio che le cose mi portino altrove / non importa dove / non importa dove

Io, un tempo era semplice / ma ho sprecato tutta l'energia per il ritorno
Lascio le parole non dette / e prendo tutta la cosmogonia / e la butto via / e mi ci butto anch'io
Sotto le coperte / che ci sono le bombe / è come un brutto sogno / che diventa realtà

Ho deciso di perdermi nel mondo / anche se sprofondo
Applico alla vita / i puntini di sospensione
Che nell'incosciente / non c'è deviazione
(un ultimo sguardo commosso all'arredamento / e chi s'è visto / s'è visto)

Svincolarsi dalle convinzioni / dalle pose / e dalle posizioni
Lascio che le cose mi portino altrove
Altrove / altrove

Svincolarsi dalle convinzioni / dalle pose / e dalle posizioni"



Marco Castoldi, Altrove, Canzoni dell'Appartamento

domenica 4 ottobre 2009

Domenica # 3

Io mi porto la mia tazza di latte e caffè in terrazza, la mattina.



E la domenica, a volte, ha qualcosa in serbo per me, che mi alzo presto. Il cielo azzurro, inequivocabilmente azzurro di oggi, il verde morbido delle colline poco più lontane, quelle che ancora non conoscono la "felicità" formato bifamiliare delle villette a schiera, lo stradone che sbadiglia indolente qualche auto. La domenica mattina si volta pigra e indisturbata e si lascia guardare in silenzio.



E poi, in questo chiarore tanto intenso da far stringere gli occhi, una striscia lattea bassissima, quasi irreale, una meravigliosa bava di nebbia. Felicemente sdraiata tra le colline, quelle verdi... Avrei potuto sollevarla con la punta delle dita. Tanto nessuno, a parte la mia gatta, se ne sarebbe accorto.



sabato 26 settembre 2009

Illuminazione # 3 (o forse no)



...E poi stamattina c'era questo gabbiano appollaiato su di un cartello piantato in mezzo al mare, un cartello tipo quelli che delimitano le acque sicure, un cartello che diceva VIETATO fare qualcosa, a caratteri rossi su fondo bianco. Vietato fare cosa non so, leggevo solo VIETATO in rosso e pensavo al gabbiano sopra, noncurante, virgola grigia su campo cobalto. Titolo: profilo di gabbiano a riposo (e noncurante).



E ho pensato che qualunque cosa fosse vietata, in quel momento, con quella luce, ai miei occhi, non era poi così importante.

mercoledì 23 settembre 2009

Gatwick-Brighton

Non so perché, ma mi torna in mente proprio adesso... Quella volta in cui persero il mio bagaglio. Tornavo dalle vacanze di Pasqua, avevo la mia casa nella valigia: i miei vestiti, un paio di scarpe nuove, appunti importanti, qualche libro, forse delle foto. Sì, le foto del mare dell'anno prima. Ricordo la tratta in pullman Gatwick-Brighton, ricordo di aver pianto per tutto il tempo. Moltissime lacrime, ma silenziosissime. Solo sguardi dritti intorno a me, annoiati, stanchi, distratti, nessuno si sofferma, nessuno si avvicina, diamine! Non c'è qualcosa di strano in una ragazza che piange e piange e piange seppure compostamente seduta e pressoché immobile? Persa, totalmente priva di speranza. Per una stupida valigia smarrita. Che era la mia casa però.





Gatwick-Brighton, tu mi torni in mente adesso.