giovedì 4 febbraio 2010

Poco luminosa (ma tant'è)

Ieri mattina ritiravo la posta e, abbassando gli occhi, mi sono fermata ad osservare la grata che si trova esattamente sotto la fila delle buche delle lettere condominiali. E allora mi sono ricordata di quella volta in cui al signore del secondo piano era scivolato dentro qualcosa di molto importante e tutti nel palazzo si erano adoperati per capire come si potesse fare per tirarlo fuori... Non so, probabilmente poi erano riusciti a strappare il fuggitivo a quella oscura e confortevole impenetrabilità per restituirlo alle ansie (placate) del suo legittimo proprietario.


E così ho pensato che, per quanto io le trovi spaventose, simpatizzo con la logica delle grate "sbagliate". Come quando guardi una persona, ma non una qualunque, ad esempio la persona che ami, ecco, e sai che le tue dita non arriveranno mai abbastanza sotto per afferrare e tirar su quello che desideri... E però scruti da sopra quanto la luce lascia intravedere, l'ombra fitta aspetta che la tua pupilla, dilatandosi, si abitui alla sua (abbondante o esigua) presenza, e dopotutto senti che, anche se una parte (grande, piccola) sfugge dolorosamente alla tua di logica, forse va bene così. Forse è così che dev'essere.








- questo blog domani compie un anno... In questo tempo, scrivere, ma forse più ancora leggere, mi ha regalato incontri di visi e di parole e di luoghi e di "sentire" che mai avrei creduto possibili quando ho iniziato a metterci del mio. Qualcuno mi ha detto che dico troppo spesso "grazie" (e chiedo troppo spesso "scusa"). Eppure è solo Grazie quello che adesso mi viene da pensare. E' solo Grazie quello che adesso voglio scrivere -





giovedì 28 gennaio 2010

Inaspettato # 2

E' scuro fuori, anche freddo, penso. Forse piove, perché il vetro, poco a poco, sembra superficie che si increspa. Distendo la testa, imbozzolata nella mia sciarpa, mi lascio riscaldare dal tepore inaspettato di questo vagone silenzioso, mi sveglia solo il bagliore freddo di un monitor, se avvicino la fronte stanca (e felice) al finestrino. Vibra piano il treno, vibrano piano i tasti, socchiudo gli occhi, la luce bassa accompagna le palpebre e mi lascia godere di quel che la mente ha trattenuto per me. Lei si è presa voce, corpo, odore, parole, sapore. Probabilmente sorrido inconsapevole. Potrei viaggiare ancora per molto.



E poi giro la testa dall'altro lato, riapro pigramente gli occhi e li vedo, lui le scosta i capelli dalla fronte, le parla scandendo bene ogni parola, molto vicino all'orecchio, sento appena quel che dice "sì, eravamo in ritardo, ma ora non più..." e le spiega che presto arriveremo qui e poi qui e poi le stringe le dita della mano sinistra, molto più piccola della sua, le pizzica lieve il palmo con l'indice, e la guarda con l'intensità di chi pronuncia una dichiarazione d'amore. Parlando del ritardo di un treno. Alla propria figlia.



Ed io, nel grembo caldo del vagone che sferraglia e ti sussurra, penso che così vorrei viaggiare ancora a lungo.




lunedì 18 gennaio 2010

Osservare un viso è come guardare dentro un pozzo*







Ad esempio, cercare i tuoi occhi tra gli occhi. E respirare l'aria tiepida della tua bocca che mi parla piano, vicina. E poi la gioia infantile di cui gode la mia quando la tua sembra dirle "non voltarti adesso, ché tra le mani ho una sorpresa per te". Conoscere le mani generose della tua bocca. Ad esempio.






E osservare quel che mi circonda col mento poggiato sulla tua spalla.



E lasciare che il tuo profilo entri nelle cose che guardo.






Ad esempio.













domenica 10 gennaio 2010

E ti racconto che qui è primavera



"A volte io mi fermo / qualsiasi cosa faccia / un piccolo pensiero si stacca da me / lo vedi trasparente / alzarsi sopra i tetti / sfruttare le correnti / per raggiungere te / e non ha bisogno di sapere / dove andare

Io faccio / la vita / di sempre / ma in ogni gesto metto il tuo ricordo / sorrido al mondo / aspettando un giorno / di riaverti accanto / e parlo / con te / ogni sera / e ti racconto che qui è primavera / che ho molta cura di me stesso / e quel che mi hai dato tu

Spesso mi fermo al mare / c'è ancora poca gente / non faccio quasi niente / mi siedo e resto lì / ma nel segreto di un silenzio / ti sto chiamando

Io guardo lontano / più forte / da qualche parte so che mi risponde / un tuo saluto / e il tuo ricordo si fa spina nel fianco / e parlo / con te / ogni sera / di piccoli progetti senza fretta / spalanco il cielo / è luna piena / e stasera vengo da te"





Normalmente, Joe Barbieri



(da ascoltare e vedere - ma forse solo da ascoltare, semplicemente ad occhi chiusi, per lasciare entrare ogni parola ed ogni vibrazione - qui nella versione con i Kantango)

giovedì 7 gennaio 2010

(Le mie non bastano)


Adesso ne sono ancora più convinta, che due mani non bastano, due occhi neanche, neppure una bocca soltanto. Neanche due orecchie. Le mie no di sicuro. Non bastano da sole per afferrare, per fare posto, lasciare entrare. Per sorridere, ad esempio, nel cuore della notte o forse già vicini alla mattina, di un sospiro che somiglia ad un sogno musicale.

sabato 26 dicembre 2009

Inaspettato

Avessi potuto scriverti oggi,
avrei usato l'inchiostro caldo del cielo terso di ieri sera.
E' solo che dovevo respirare il cielo di oggi,
per sapere che ti avrei scritto.
Con quello, inaspettato, che avevo sopra la testa ieri.

martedì 22 dicembre 2009

(night)swimming





Questi sono giorni bianchi e freddi, talvolta grigi ma più spesso bianchi. Potresti scriverci un romanzo sopra e riscriverlo anche, se trovi parole migliori o qualcuno ti insegna a cercarne di nuove. In questi giorni bianchi-ovatta, però, mi è capitato di rubare un quadrato di sole. Nella stanza orientata ad est, di domenica mattina. Sono rientrata a casa, dopo aver camminato per un bel tratto, mi sono infilata (vestita) sotto le coperte, ho lasciato che la testa emergesse, l'ho posizionata ben bene sui cuscini ed è partito, casualmente, Automatic for the People. L'avevo dimenticato, avevo dimenticato delle cose, delle sensazioni, qualcosa che mi facesse tornare in bocca il sapore delle possibilità. L'ho riascoltato tutto, quell'album, sorprendendomi di quanto bello fosse, lasciarlo suonare ancora... Ti ho riascoltato, con un quadrato di sole sugli occhi chiusi (o forse aperti, ché il sole d'inverno non ferisce), un quadrato abbastanza grande da coprire e scaldare guance e orecchie. Con un quadrato di sole proiettato dentro. Anche dentro.








mercoledì 2 dicembre 2009

(non) solo parole

...Il saliscendi di colline, la luce morbida a dire "il cielo esiste ancora!", silenzio dentro e silenzio fuori... Ieri tornavo a casa e pensavo che amo ascoltare le parole, anche quelle scontate, anche quelle sbagliate, quelle sbadigliate. Anche quelle sbadigliate, sì. Amo le parole, le voci che raccontano, amo le parole, le tue, se penso che esistono anche un po' per me. Ed io anche (ancora) un po' per loro.

lunedì 30 novembre 2009

Ottima visibilità # 2









C'è stato un momento nella mia vita, parecchio tempo fa, in cui disegnavo, ma disegnavo davvero, una fantomatica donna invisibile che avevo in testa o forse in corpo; c'è stato un momento in cui mi obbligavo ai grandi scavi, più sotto si andava meglio era, ti servirà mi dicevano, mi servirà mi ripetevo; c'è stato un momento in cui volevo sentirmi molto leggera, più leggera di chiunque altro, forse era colpa della donna invisibile che avevo in testa e avevo in corpo: ero dotata di una strana forma di leggerezza però, che non mi portava verso l'alto ma piuttosto mi trascinava a terra. Non avevo capito nulla.


Poi qualche anno dopo, ho ritrovato il quaderno degli appunti della donna invisibile. Ne ho avuto orrore e tenerezza e vergogna e paura e l'ho buttato. Non avevo capito nulla. Non avevo capito che si cresce, si cambia o si rimane sempre un po' uguali a se stessi, le persone passano, ti attraversano, rimangono con te. E tu con loro. Non avevo capito che resta sempre qualche pagina da sfogliare: qualcuna devi tornare a leggerla, con dolore, da sola; qualcun'altra te la fai raccontare; qualcun'altra ancora, a volte, capita che la strappi. La strappi con le tue mani, certo, le mani visibili della donna visibile.


A me però piace pensare che ci siano anche altre dita, dita invisibili di mani che ami, che tirano via quelle pagine insieme a te.

lunedì 23 novembre 2009

tristezza nebulizzata*





Oggi tornavo in treno, verso casa, un po' di questo nelle orecchie e un nuovo libro tra le mani... E pensavo, guardando la luce aprirsi uno spiraglio nella nebbia e il cielo riacquistare poco a poco l'intensità dell'azzurro, che erano esattamente quelli i colori giusti.

Che non c'è tristezza nebulizzata* che tenga, se il sole te lo regalano gli altri.








*lo Splendido, parlando della pioggia che diventa nebbia (o della nebbia che diventa pioggia?) della domenica pomeriggio...