venerdì 29 maggio 2009

Trenta secondi.

Ogni tanto mi tocca. Arriva la telefonata del tra-trenta-secondi-devi-essere-fuori-di-casa-perché-ti-aspetta e allora devo mollar tutto e andare.



Lei mi attende vicino al portone di casa sua, con l'ultimo completo che le ha sistemato la sarta, le perle (finte), la borsa presa con le quote (venti euro lei, venti la figlia maggiore, venti la minore), il rossetto rosso che le piace, che mette sempre, che senza non si può.



Sale a fatica sulla mia macchina. Le piace la mia macchina. So che mi aspetta un fiume di parole. So che dovrò ascoltare e annuire. Dalla lacca per capelli che le hanno regalato, so che arriveremo alla cosa che più desidera al mondo...



Sarei la più felice del mondo se tu ti sposassi. Come si chiama quel ragazzo, quello che ho visto in foto, quel tuo amico - dice il nome - ma quanto mi piace lui... Ma proprio niente eh? Ma sai che basta poco, magari uscite da soli insieme... Che poi ti darei anche i soldi che ho da parte... Guarda, non sono pochi, te li darei tutti, subito, se ti sposassi... Mi faresti felice... Sarei la più felice del mondo. Mi manca solo quello. E sarei felice, felice...



Scende, è arrivata a destinazione. La vedo allontanarsi barcollando, il peso del suo corpo non le lascia scampo, la borsa pende da un lato, mi auguro sia ben chiusa almeno. Avrei voluto dirle mille volte Taci! eppure non posso e forse non voglio. Perchè mi commuove. E mi fa arrabbiare.


Devo sembrarle un essere perso, incompleto, una donna che non le darà mai la gioia dei nipoti, destinata alla solitudine serale, destinata al nulla. Una senza-famiglia. Che pensieri orrendi sono capace di procurarle. Scommetto sono anche quelli che non la fanno dormire.



Fortuna che c'è lei a pregare per me.

martedì 26 maggio 2009

C'è un tempo per tutto...

C'è un tempo per tutto, per le grandi rivelazioni e per le piccole.



Io ho scoperto che a me basta un angolo.



Un angolo in cui



riuscire a disegnare l'unica costellazione che conosco quando la notte si alleggerisce delle nuvole;



seguire i percorsi strani delle vene sul dorso di una mano;



intuire ancor prima di ascoltare (ma può essere rischioso);



capire che se le prime ottanta pagine di un libro sono faticosissime da superare, semplicemente non è stato scritto per me;



toccare il morbido e poi il ruvido e poi ancora il morbido, che è ancora più morbido così;



sentirsi tutt'uno col vento



e forse stupirsi di piccolissimi bagliori notturni.



Non che sia grande, il mio angolo.



Anzi è così piccolo,



tanto piccolo



che la punta dell'indice della mia mano lo copre tutto.

martedì 19 maggio 2009

Dei sogni. E dei figli.

Qualche giorno fa, prima di uscire di casa, mia madre mi chiama in camera sua e, con l'aria un po' greve (quella di chi non vorrebbe tradire l'inquietudine che ha dentro, ma solo fartici avvicinare un poco), mi fa Tu non sai, non sai cosa ho sognato stanotte... Cosa? ...Ho sognato che volevi ucciderti!






Eravamo in macchina io e te, nella mia però, e tu piangevi e piangevi e staccavi le mani dal volante, guidavi al centro della strada, l'auto dietro di noi suonava impazzita e io urlavo, volevo scuoterti, ti pregavo di tornare in te, ma tu dicevi solo di voler morire.






...Beh, una vera tragedia! Ma come ti è venuto, dico io... Vado al lavoro, va...






E invece no.






E invece avrei voluto dirle che mi dispiaceva profondamente averle procurato quell'angoscia, che sì, un sogno è solo un sogno, ma magari ti rovina anche la giornata, che i figli sono degli ingrati stronzi a volte, si barricano dietro i silenzi, i tutto ok, i non adesso e non sanno che a furia di nascondersi rivelano l'inimmaginabile, sussurrano l'inascoltabile.





***






Poi qualche giorno dopo, una persona, non volendo, mi riporta alla memoria una cosa di qualche anno fa.



...Ti faccio vedere come si veste papà dopodomani!


Mia madre mi mostra la cravatta color carta da zucchero con tanti piccoli pesci stilizzati... Questa l'ha comprata in tuo onore!







E allora ho pensato al nodo stretto della cravatta in quel pomeriggio di luglio, lui stoico nonostante il caldo afoso, ho pensato agli oggetti silenziosi che non chiedono nulla ma parlano per noi, mi sono domandata se l'avesse più indossata, dopo quel giorno, la cravatta delle soddisfazioni, dei sacrifici, delle parole che avrebbe voluto sentirsi dire, di quelle sbagliate e di quelle interrotte a metà, delle lontananze, del prova-ad-essere-felice-almeno-un-po', comprata in mio onore...



Per me, sì, che sono dei Pesci. Che, lui lo sa meglio di chiunque altro, sono sempre stata (e forse sarò sempre) un pesce fuor d'acqua.

venerdì 15 maggio 2009

...

...E per favore non ti lamentare delle mie frasi interrotte a metà




perché potrei dirti quanto non sopporto le tue parole senza peso, senza sfumature,



le tue parole a vànvera, le tue parole-bolla, inconsistenti,



una vale l'altra, una al posto dell'altra.



Dovresti prendere spunto dai display agli imbocchi autostradali,




men at work, nebbia, coda, chiusa




non ci sono equivoci,




sai cosa ti aspetta.



...E allora io mi impegnerei a mettere un punto in fondo alle mie frasi










martedì 12 maggio 2009

Chimica

Mi piace l'idea che un odore totalmente estraneo alla mia chimica possa far parte di me.


Qui cosa ci senti?


Laciami pensare...



Gli ingredienti di un profumo: ambra, vaniglia, sandalo, benzoino, agrumi, una spinta.




Ricordo lui che mi precede, la strada polverosa, ha fretta. Io riemergo, lo trovo appoggiato alla sua macchina, è caldo, piena estate, il cielo azzurro carico. Aspetto che finisca di parlare al cellulare. Ho imparato ad attendere il mio turno. Allora? ...Allora andiamo. Mi avvicino, lo stringo a me, porto le mani fin dietro le sue scapole, la schiena mi pare infinita, adagio il viso sulla curva che il collo forma con la spalla, schiaccio il naso contro la sua pelle, la fronte sul ruvido della barba che affiora incolta, avverto l'odore sottile del suo sudore, mi piace, lo respiro, lo lecco, non ho mai rifiutato nulla che il suo corpo abbia voglia di raccontarmi. D'un tratto, la voce vibra Cos'è? Profumo? (mi stupisce, o forse no, che se ne accorga solo adesso). Il mio stupido, puerile Ti piace? mi muore in gola. Ruota d'improvviso le braccia con la naturalezza con cui si sfilerebbe una maglietta, non ho consistenza, mi spinge via... Cazzo no, il profumo no... Lo guardo e probabilmente i miei occhi tradiscono lo stupore di quel rifiuto inaspettato, dentro di me penso Se solo sapessi come sono arrivata a questo, forse potrei tornare indietro incolume... Mi gela. Mi fa più male di quando gli permetto di ripetermi ossessivamente il ritornello del dimmi-dove-vuoi-il-mio-cazzo-dimmelo-dimmi-dove-lo-vuoi quando vorrei solo che per un attimo tacesse. Il mio vezzo lo mette nei guai, come ho fatto a non pensarci. Finta ingenua. Non dico nulla. Mi infilo in macchina. Il dolore al fianco sinistro, appena sotto il bacino, si fa più intenso, ha i contorni della sua mano. Ho il deserto in gola. Vorrei solo poter bere. Mi tocca buttarla 'sta camicia, sentenzia. Lascio che continui a parlare, la mia testa annuisce, gli occhi oltre il finestrino, lontanissimi, non si accorge neppure che non ci sono, gli occhi non gli servono. Si è preso il resto.


E' tutto scritto sulla sua camicia. E' da buttare, già.



Quel giorno ho imparato che la vera donna invisibile è anche perfettamente inodore.

venerdì 8 maggio 2009

Illuminazione # 2

Ieri guardavo il mio cellulare, adagiato sopra una pila di giornali (è perennemente in modalità silenziosa). Non è un oggetto che amo particolarmente, ce l'ho come tutti. Allora ieri lo guardavo (a debita distanza) e pensavo che è da un po' che non fremo in attesa di un messaggio o che non leggo con piacevole sorpresa le parole inaspettate di qualcuno. E' diventato più prevedibile il mio cellulare.

Ed è per questo che lo ignoro, lo dimentico nelle tasche, tra le coperte, se vuol farmi notare che c'è qualcuno che mi cerca, si limita a vibrare, a volte lo sento, a volte no. Pazienza.

Però mi manca avere quel sorrisetto improvviso, quel guizzo luminoso negli occhi che genera in chi mi sta accanto la domanda "chi è? che dice?"... Mi manca riporlo nella borsa e rispondere serafica "nessuno...".

lunedì 4 maggio 2009

Not good enough

In questi giorni sto meditando (...piangendo/mangiando/tacendo...) un po' più del solito, le mie unghie smangiucchiate lo confermano.


La verità è che mi sento come un prato inglese che si guarda allo specchio e vede una giungla.

Ma rimane un precisissimo, insignificante, rassicurante prato inglese.