Ogni tanto mi tocca. Arriva la telefonata del tra-trenta-secondi-devi-essere-fuori-di-casa-perché-ti-aspetta e allora devo mollar tutto e andare.
Lei mi attende vicino al portone di casa sua, con l'ultimo completo che le ha sistemato la sarta, le perle (finte), la borsa presa con le quote (venti euro lei, venti la figlia maggiore, venti la minore), il rossetto rosso che le piace, che mette sempre, che senza non si può.
Sale a fatica sulla mia macchina. Le piace la mia macchina. So che mi aspetta un fiume di parole. So che dovrò ascoltare e annuire. Dalla lacca per capelli che le hanno regalato, so che arriveremo alla cosa che più desidera al mondo...
Sarei la più felice del mondo se tu ti sposassi. Come si chiama quel ragazzo, quello che ho visto in foto, quel tuo amico - dice il nome - ma quanto mi piace lui... Ma proprio niente eh? Ma sai che basta poco, magari uscite da soli insieme... Che poi ti darei anche i soldi che ho da parte... Guarda, non sono pochi, te li darei tutti, subito, se ti sposassi... Mi faresti felice... Sarei la più felice del mondo. Mi manca solo quello. E sarei felice, felice...
Scende, è arrivata a destinazione. La vedo allontanarsi barcollando, il peso del suo corpo non le lascia scampo, la borsa pende da un lato, mi auguro sia ben chiusa almeno. Avrei voluto dirle mille volte Taci! eppure non posso e forse non voglio. Perchè mi commuove. E mi fa arrabbiare.
Devo sembrarle un essere perso, incompleto, una donna che non le darà mai la gioia dei nipoti, destinata alla solitudine serale, destinata al nulla. Una senza-famiglia. Che pensieri orrendi sono capace di procurarle. Scommetto sono anche quelli che non la fanno dormire.
Fortuna che c'è lei a pregare per me.