Stamattina. Stamattina la scrittura sbilenca ti chiama dalla confusione notturna del letto. Ti dice che fuori c'è il sole e (sorpresa!) c'è il cielo e che il cielo mi mancava più del sole. Ti dice, per quel poco che so, che nulla, davvero nulla, è indolore e le strettoie non sempre si dilatano quanto vorresti. Come quelle teneramente vulnerabili del corpo. Ti ripete che non devi opporre resistenza a ciò che s'impone e non si governa, non serve. Stamattina ti dice che sono piuttosto lontana dalla parole giuste (o solo piuttosto vicina alle parole che ho) se quelle a cui penso mi raccontano di come, appena prima, iltuocazzoassomigliaaduncuorechepulsa e che il cuore bisogna sentirselo battere nel petto (o sul seno o tra le mani o sugli occhi o sulla bocca o dentro la testa o sotto la pelle) e del cuore, dicono, bisogna averne cura. Sembrerebbe più facile con quello degli altri che con il proprio, per quel poco che so. Ti dice, stamattina, che non voglio, non voglio e ancora non voglio sapere come finisce questo libro, felicemente in bilico sul mio naso. Una manciata di capitoli che mi separano dalla verità! Ma è solo un libro, sorrideresti tu, scuotendo indulgente la testa, mica la vita...
giovedì 25 febbraio 2010
giovedì 4 febbraio 2010
Poco luminosa (ma tant'è)
Ieri mattina ritiravo la posta e, abbassando gli occhi, mi sono fermata ad osservare la grata che si trova esattamente sotto la fila delle buche delle lettere condominiali. E allora mi sono ricordata di quella volta in cui al signore del secondo piano era scivolato dentro qualcosa di molto importante e tutti nel palazzo si erano adoperati per capire come si potesse fare per tirarlo fuori... Non so, probabilmente poi erano riusciti a strappare il fuggitivo a quella oscura e confortevole impenetrabilità per restituirlo alle ansie (placate) del suo legittimo proprietario.
E così ho pensato che, per quanto io le trovi spaventose, simpatizzo con la logica delle grate "sbagliate". Come quando guardi una persona, ma non una qualunque, ad esempio la persona che ami, ecco, e sai che le tue dita non arriveranno mai abbastanza sotto per afferrare e tirar su quello che desideri... E però scruti da sopra quanto la luce lascia intravedere, l'ombra fitta aspetta che la tua pupilla, dilatandosi, si abitui alla sua (abbondante o esigua) presenza, e dopotutto senti che, anche se una parte (grande, piccola) sfugge dolorosamente alla tua di logica, forse va bene così. Forse è così che dev'essere.
- questo blog domani compie un anno... In questo tempo, scrivere, ma forse più ancora leggere, mi ha regalato incontri di visi e di parole e di luoghi e di "sentire" che mai avrei creduto possibili quando ho iniziato a metterci del mio. Qualcuno mi ha detto che dico troppo spesso "grazie" (e chiedo troppo spesso "scusa"). Eppure è solo Grazie quello che adesso mi viene da pensare. E' solo Grazie quello che adesso voglio scrivere -
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