Io di musica non so quasi nulla e non ne so parlare. Però... Però quando ti capita di essere vicino ad un piccolo palco, in una piccola piazza che è come una piccola culla, hai come una visione tutta nuova di quello che ascolti: hai idea dello sforzo fisico e degli sguardi d'intesa e di godimento reciproco, come se il ritmo si costruisse anche negli occhi che si cercano e nei corpi che vivono (battono, soffiano, pizzicano, sfiorano) e si offrono agli strumenti; del contrabbasso e della batteria che insieme ti fanno vibrare qualcosa (che io non conosco, davvero) dentro, qualcosa di nascosto che vien fuori poco a poco, mentre questo strumento qui ti porta incredibilemente lontano, lontano ma dritto verso l'alto. E poi le mollette da bucato che tengono saldi gli spartiti (più o meno). Volerebbero lontano anche loro e tu, pur seduto, li seguiresti con la stessa leggerezza. Oltre la piazza, oltre le teste e i loro pensieri. Oltre.
mercoledì 28 luglio 2010
lunedì 19 luglio 2010
(Lo avevo dimenticato)
Il sole che, da dietro le nuvole, si rovescia sul mare, in una striscia incandescente appena oltre il porto, e il porto che ti chiama a sé con i suoi mille suoni. E le orecchie che riposano nei mille suoni indistinti e gli occhi anche. In questa luce lontana, regalata.
giovedì 15 luglio 2010
Chi resta # 2
La casa, quando tutti partono, è stranamente meno vuota, è come se si lasciasse riappropriare. C'è il bucato (piccolo) da stendere il mattino, la spesa (piccola) da fare, il pranzo (piccolo) da preparare. La gatta nera che mi guarda perplessa e prende in ostaggio i miei piedi sin dalla mattina prestissimo, la grigia Tina che continua a vivere come se nulla fosse. E poi c'è la sera, la sera da poter leggere fino a tardi, tanto tardi...
E, se ascolto bene, c'è un tipo di silenzio nuovo che è assenza di voci, non assenza di parole.
E un po' mi piace questa casa. Delle vacanze. Degli altri.
martedì 13 luglio 2010
Il tempo (delle vacanze)*
Il tempo (delle vacanze) parla...
di letture condivise e letture silenziose
di vecchi sapori e gusti sconosciuti e bocche che te ne parlano con meraviglia
del sole intenso, dei sorrisi intensi, di discese e risalite intense (sì, a volte la spiaggia si deve conquistare)
del mare raccontato dall'ultima nuotata del pomeriggio tardi (quella prima della risalita!)
di verdi e di gialli e di blu e anche di nero-notte-nitida-in-campagna
di braccia che stringono e parole che abbracciano
del tempo nuovo, dei pensieri nuovi, delle vacanze nuove
quelle che ti aspettano
quelle che verranno apposta per disegnarti un sorriso sulle labbra
ancora e ancora...
di letture condivise e letture silenziose
di vecchi sapori e gusti sconosciuti e bocche che te ne parlano con meraviglia
del sole intenso, dei sorrisi intensi, di discese e risalite intense (sì, a volte la spiaggia si deve conquistare)
del mare raccontato dall'ultima nuotata del pomeriggio tardi (quella prima della risalita!)
di verdi e di gialli e di blu e anche di nero-notte-nitida-in-campagna
di braccia che stringono e parole che abbracciano
del tempo nuovo, dei pensieri nuovi, delle vacanze nuove
quelle che ti aspettano
quelle che verranno apposta per disegnarti un sorriso sulle labbra
ancora e ancora...
*ma può darsi che io sia fuori tema...!
giovedì 1 luglio 2010
Un buon esercizio...
...è, la mattina presto, passare la tazza di latte e caffè sulla mano sinistra, avvicinare la destra alla pianta di lavanda, facendo attenzione che non ci siano api o calabroni al lavoro (e ce ne sono sempre e non si devono disturbare), afferrarne un ramo, stringerne il fusto, scorrendolo fino ai fiori e alle foglie sottilissime (sui fiori, dotati di uno dei più bei colori che io possa immaginare, il palmo passa con delicatezza, però) e poi respirare il profumo che hai in prestito sulle dita.
La lavanda ha un odore che ti vuole bene.
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