martedì 31 agosto 2010

"Non cogli mai in flagrante la primavera"*

(Albero della vita di Hannah Cohoon, 1854)



Non so se sia una questione di indizi o di cose che prendono forma davanti agli occhi poco a poco, in genere piuttosto silenziosamente, come fossero forti di nuove riserve di coraggioso slancio (che magari ti fan fare solo un passo oggi e domani, poi, chissà...), oppure sia anche una questione di riabituarsi all'idea della possibilità, quello strano principio per cui ad un pensiero di vento che scompiglia, ti viene concesso un pensiero che invece filtra la luce (ma il vento, anche tempestoso, si fa amare lo stesso e forse di più e, ventosi o luminosi, i pensieri ti tocca proteggerli tutti).


Un po' come per le mezze stagioni, io ho sempre pensato, e insieme sperato, che esista una qualche forma di primavera (perfetta e distratta) affacciarsi proprio quando l'estate si lascia morire.






* K. Capek, L'anno del giardiniere (ispirata dalla sua libreria, un piccolo libro piacevolissimo.)

domenica 15 agosto 2010

Di ricordi, di carta, di braccia.

(immagine da qui, passando di qui)


I ricordi io me li sento tutti seduti sul fondo della testa e il fatto di volere (e riuscire a) tenere a mente particolari, pezzi, dettagli, dolore e delizia dei miei pensieri, mi aiuta a non far fuggire nulla. Ci sono ricordi che sfoglio con gli occhi, e mi meraviglio di quante cose rimangano negli occhi, ci sono ricordi di pelle, ci sono parole, ho idea che siano parole rimaste appese ai lobi e talvolta si mescolano ai capelli o si allungano sul collo, mi proteggono la nuca dal vento. I ricordi di parole. Dette o scritte, per me sono lì.

E poi. E poi l'altro giorno pesco dalla piccola libreria della mia camera il sacchetto dei ricordi di qualche anno fa. Il sacchetto turchese che recita Debenhams - Britain's Favourite Department Store. Tiro su una lettera del 29 settembre 2003, dei miei genitori. Una lettera vera, anche le chiazze di inchiostro sono vere. E il francobollo da 41 centesimi. Mi scrivono che dovrò combattere forse con la mia timidezza, con la solitudine. Mio papà aggiunge un Sii coraggiosa. Sono partita da poco e sì, forse sono abbastanza lontano. E lui dice anche che ha come la sensazione che gli manchi qualcosa, un braccio per l'esattezza. Io, in questi giorni di ricordi seduti dentro la mia testa che talvolta aiuto, io stessa aiuto, ad alzarsi disciplinati e a parlarmi di loro, penso a quanto sia bello e impegnativo essere il braccio di qualcuno. Esserlo anche da lontano. Essere il braccio di una mano che disegna cose. Coraggiose.

domenica 8 agosto 2010

una mattina

8 agosto, aria di settembre, quadrato azzurro incollato alla finestra, il caffè pigro di metà mattina sospeso in bocca e in bocca ancora buono. Aspetto da lontano il raccontare, aspetto occhi colmi di visioni, occhi di luoghi nuovi, occhi che dicono "e poi... e poi... e poi..." anche senza parlare.

Il partire e il ritornare. Poterlo ascoltare ancora nelle tue parole. E lì, come a casa, sapere di poter tornare.

lunedì 2 agosto 2010

(La bontà di una giornata)

Oggi non è stata una buona giornata forse, ma ho lasciato che finisse nella pelle di Davide, che ha qualche giorno in più di un mese di vita. Che dono è toccare quella pelle, che è candore e mescola i sensi e lo stupore di occhi, naso e mani? Le smorfie di serenità appagata dal seno della madre, la stessa pelle lattea di Davide nel petto che fiorisce. Ho pensato, tra me e me, che dono è.