lunedì 22 novembre 2010

casa

Se, tra tutte le cose che desidererei essere o desidererei regalare a me stessa, potessi sceglierne una, io vorrei avere la dote delle persone accoglienti. Io ne conosco alcune: sono quelle che, spesso ci penso, ti fanno entrare nelle loro parole, nelle pagine dei loro libri, nei cibi che preparano, nella musica che scelgono, nelle loro coperte anche, senza il bisogno di dirti "fai come come se fossi a casa tua". Lasciano che tu semplicemente sia, così per come sei. Ecco, pensavo, il dono delle persone accoglienti: sanno diventare, sanno essere per qualche meraviglioso motivo o misteriosa circostanza, anche se sei lontano da quella in cui sei abituato a vivere, la tua vera casa.

venerdì 5 novembre 2010

ri-

I progetti, quelli del costruire, hanno la carta liscia, pulita e il candore della possibilità. La matita, anche quella dei pensieri, anzi prima quella dei pensieri, oltrepassa le linee definite, se incontra gli ostacoli della realtà riconosce le potenziali deviazioni, si arricchisce, si reinventa e ricerca nuovi equilibri. Talvolta ci riesce benissimo, talvolta no. Ma non si spaventa. O, se si spaventa, non indugia troppo sulla paura. Se la lascia vibrare un po' addosso e poi ricomincia a tracciare linee e curve, a stupirsi delle nuove scoperte, tipo quelle che stan sotto gli intonaci scrostati. Forse, in questi giorni, pensavo a quanto infinitamente più difficile sia ritrovare l'entusiasmo delle cose appena nate quando bisogna ripulirle o ricostruirle, farle tornare splendenti, nutrirle di una nuova cura, con il doppio della forza e dell'attenzione che siamo disposti a trovare nelle nostre mani, per riconoscerne di nuovo il profilo familiare, quotidiano, rassicurante, quello che si ama inconsapevolmente, quello che quando una mattina lo ritrovi sfigurato, improvvisamente fai fatica a riconoscere te stesso. Non so, mi ritrovo a pensare che, in modi diversi, un piccolo prefisso, che sia una casa, che sia una strada, che sia un amico, richieda molto più impegno, molta più buona volontà, tenacia e pazienza di quello che siamo abituati a chiedere a noi stessi, al nostro tempo, ai nostri pensieri.