Se la mia voce avesse un colore sarebbe scuro, penso. Ma non omogeneo, piuttosto sarebbe sfumato qua e là e rarefatto nei punti in cui la sento uscire sottile. Io ho una voce grave, spesso ha vergogna di venir fuori, anche al bar, se chiedo un caffè e devo scavalcare il vocio che mi circonda. E quando si fa trasparente e quasi si spezza, nel momento stesso in cui sento venir meno il fiato su una manciata di sillabe, io scuoto la testa e ripeto a me stessa: "ecco, sarebbe bastato poco e invece non ti sei fatta sentire". Mi risuona così da dentro, quando viene su dal petto, dalla gola e arriva alla bocca, ma purtroppo non so dire esattamente come vibra fuori perché un imbarazzo strano mi impedisce di ascoltarla. Non so se sia stata sempre questa la mia voce: adesso, che talvolta esercito più il silenzio che le parole, mi pare si sia fatta più bassa ancora. Eppure so che desidera raccontare, dire, essere, segretamente ama cantare anche. Spesso penso che mi piacerebbe avere una di quelle voci capaci di esplosioni contagiose di risate, di acuti incontenibili di felicità e di sorpresa, di morbidezza che non dice, ma carezza, di fermezza che scuote e non ferisce. Sono le voci che amo ascoltare o leggere ed immaginare, ché le parole, per me, hanno il timbro di chi le ha scritte.
La mia sembra un tronco d'albero, invece: duro e rugoso vicino alle vecchie radici nascoste, perso nel vento sulla sommità dei rami. Imparerò ad amarla, questa voce di foglie.
La mia sembra un tronco d'albero, invece: duro e rugoso vicino alle vecchie radici nascoste, perso nel vento sulla sommità dei rami. Imparerò ad amarla, questa voce di foglie.
6 commenti:
Ascoltarsi fa un effetto strano. Sentire la propria voce registrata per esempio. O anche no, semplicemente con le proprie orecchie. Toni e vibrazioni strane che stentiamo a riconoscere come nostre.
Ma chi ci pensa a parlare della voce se non te? Che belle e piene le tue parole!
Vero, verissimo Nidia: ascoltare la propria voce registrata è una cosa stranissima (io non riesco, però mi sono ripromessa una terapia d'urto con una lettura per il collettivo voci!).
E grazie mille per quello che mi scrivi, arrossisco :-)
Per anni ho dovuto ascoltare la mia voce registrata, quando, all'università, mi esercitavo nell'interpretazione simultanea. Ci registravamo in cabina e poi ci ascoltavamo leggendo contemporaneamente il testo originale per verificare gli errori commessi. Alla fine non ci facevo più caso, ma se talvolta mi soffermavo sulla voce anziché sul contenuto, anche dopo anni non riuscivo a reprimere il fastidio. Sognavo una vera voce "da donna", morbida e profonda, e invece riuscivo solo a produrre un'irritante cantilena nasale. Ma forse le nostre orecchie quando ci ascoltiamo sono come i nostri occhi quando ci guardiamo allo specchio: capaci solo di cogliere difetti e deformità. La nostra voce, all'udito e alla memoria altrui, diventa un tutt'uno con i pensieri cui dà corpo e con le emozioni che modula. Dentro il tronco scorre la linfa, e le foglie producono ossigeno :)
Raffa, a me quasi dispiace che lasci queste parole nei commenti qui... Dovresti scriverne, ma davvero!
(e GRAZIE)
é bassa di intensità (sottovoce) o è bassa di tonalità (grave)?
In ogni caso era acuto quello che ho letto :-)
Ahah mi sa che ho confuso le carte! Entrambe le cose, a dire il vero :-)
Grazie!
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