So stare in silenzio. La
solitudine silenziosa è la mia sciarpa di lana spessa: a volte mi fa paura,
altre mi conforta e mi riscalda. Sto cercando di addomesticare la parte spaventevole
con l’introspezione, lunghe e-mail (che non sempre invio) e il mio quaderno
degli appunti e delle storie.
So fermarmi ad ascoltare: una
voce che mi parla, le parole scritte da qualcuno, una nave che salpa, ritagliandola
con cura dal rumore di fondo della città indaffarata.
Se me li chiedessero, sarei in
grado di dare buoni consigli, ne sono convinta: sono una persona dotata di buon senso e molta empatia. Anzi
spesso mi sorprendo ad anteporre gli altri a me stessa, ma non me ne preoccupo
quasi mai.
So raccogliere e trattenere i
dettagli, anche quelli banali. La memoria è la condanna e la salvezza dei miei
pensieri. Di dolore o gioia, saper ricordare è sempre un atto d’amore e di generosità per me.
So rovesciare la timidezza in
allegria e in senso dell’umorismo, basta darmi del tempo e degli amici (e forse anche un mojito).
A causa di lunghi e ripetuti ascolti di My Favorite Things di Coltrane, ne anticipo nella mia testa ogni movimento, godendone
un attimo prima che arrivi. Se fosse una poesia fatta di parole, ma lo è ed è
fatta di musica, saprei quasi recitarla a memoria.
So lasciarmi sedurre dai colori e
dalle forme degli oggetti e secondo me sto imparando a sceglierli e ad
accostarli con una buona visione d’insieme o forse solo un pizzico di fortunato
intuito.
Sto riscoprendo la bellezza del cucinare:
le ricette esercitano la mia precisione, la mia pazienza, la mia manualità, la
mia (poca) capacità d’improvvisare. E, non lo immaginavo, ma sto diventando
brava in tutto questo.
So dire grazie, so chiedere scusa,
so domandare posso. Con tutta la sincerità
di cui dispongo.
Mi manca tanto non poterlo fare
ogni giorno, ogni giorno senza è un giorno un po’ sprecato, ma io lo so: so di saper abbracciare, stringere, accogliere una testa sulla spalla.