mercoledì 11 gennaio 2012

del mare (ancora)


Aprì la finestra, noncurante del freddo. Si dimenticava spesso di guardare il cielo: bisognava ritagliarlo dai tetti e dalle mura antiche della città e dai palazzi nuovi e dalle loro impalcature lorde. Eppure qualcosa negli occhi gli rimaneva e sapeva scrutarlo, sapeva dove dirigere lo sguardo. Anche quella mattina. La striscia sottilissima di mare e di luci, impercettibili nella luce sbiadita di nebbia, appena sopra il tetto sfasciato di una casa, erano quasi un appiglio, non semplicemente l’orizzonte. Come un profilo amato, desiderato, lontano, da seguire a memoria con la memoria delle dita. Quel mare lui lo vedeva, il mare è conforto e fuga, come un sentimento vissuto eppure vivido, da cui farsi ancora un poco spaventare.
Avrebbe lasciato la finestra aperta ancora molto a lungo, avrebbe baciato l’aria con segnali di fumo. Domato onde dentro la sua testa.

Avrebbe aspettato.

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