martedì 19 giugno 2012

un posto del cuore (ispirato dalla Mitia)

Ho scoperto di recente uno dei luoghi che più mi sta a cuore in questa mia città, che tanto facilmente mi fa disinnamorare di sé (ma non le do le tutte le colpe), ed un parco in cima ad una collina, appena dietro casa. La visuale, quando si entra e si percorre lo stradello di ghiaia in salita, si divide: se ti affacci da un lato, ti si offre la vista dei tetti, integri e sfondati, della sua parte antica, le cupole delle chiese, i palazzi che declinano verso il porto operoso; l'occhio è attratto dalle navi che entrano ed escono, dai metalli delle gru, dalla regolarità delle luci lungo la costa, dai blocchi bianchi delle banchine; l'orecchio si abitua al rumore sordo del lavorìo continuo che ti fa percepire la pancia acquatica della città.
Poi, se volti le spalle e sali ancora, ecco che, sul versante opposto, si apre la distesa del mare aperto, l'incontro perfetto tra i blu di onde e cielo e il verde a picco della collina; poco sotto,  l'anfiteatro romano, con le sue solitarie pietre che nessuno ascolta, si affaccia anche lui sul lato selvaggio, con antica fierezza. Quando vado con mia mamma (da piccola giocava non lontano da qui), ed il cane Eva a passeggiare e ci fermiamo a guardare, lei mi dice "che inquietudine questo mare che non sai dove finisce". Io guardo le navi che prendono il largo nel silenzio ventoso, diventano macchie e poi puntini accompagnati dall'occhio invisibile, ma rassicurante, del faro sopra le nostre teste, e penso di no.

(la Mitia la leggete qui)

2 commenti:

Nidia ha detto...

che bello rileggerti

Laura ha detto...

grazie :-)