C'è una cosa per cui sto recuperando una mancanza del passato (anche se ho imparato che ci sono forme di passato assai più prossime nel tempo, a cui poter attingere, che remote e inespugnabili) ed è il piacere di condividere il fare in cucina: il ritrovarmi attorno ad un tavolo insieme agli amici lontani, ciascuno con la propria mansione, più o meno (ma non credo sia importante), guidati dalla fantasia e dai gesti esperti di chi ci accoglie. Ho scoperto il gusto di tritare, tagliare, mescolare, dare forma, osservare, fermarsi ad odorare l'aria e le mani, quando sanno di zenzero, erbe aromatiche, frutta secca, vaniglia, spezie, agrumi; assaggiare le pietanze via via che i sapori prendono definizione ma ancor più alla fine, perché capita che si reinventino un po': "E una spolverata di mandorle tritate, come ci starebbe? E se aggiungessimo un cipollotto fresco?". Il tavolo della cucina diventa un'isola verso cui ognuno si muove e in cui si va in esplorazione, a cui ciascuno approda. C'è anche chi vi naviga attorno con circospetta curiosità, credo nessuno se ne tenga a distanza: è un cuore troppo vivo e profumato, tentatore, una felice confusione di ingredienti, strumenti, voci, in cui le chiacchiere e le risate si alternano al silenzio, che sia di concentrazione, di riposo, di semplice star bene così. Una partitura tra le cui righe ci si sente a proprio agio, sorprendentemente intonati.
Ho imparato anche che, nella condivisione, la cucina non ammette timidezza, semmai la trasforma. Che è un piacere straordinario, eppure semplice, lasciar raccontare ai palati altrui una piccola parte di quello che si è o, se si ha questa fortuna, di quello che si è insieme.
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:)
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