domenica 2 dicembre 2012

soliloquio di un ombrello

Voi pensate che sia un mestiere facile il mio, che mi trastulli a zonzo per la città, che la mia breve vita valga due soldi e molto spesso anche meno. Provateci voi a riparare le teste, a riparare i cuori, contro il vento sferzante che sfida la forza delle mie fragili braccia, a sostenere lo sguardo e le espressioni, le esternazioni del cielo plumbeo. Provateci voi a proteggere le parole o silenzi o i pensieri che salgono dalle teste, ad ascoltare telefonate, compiti, liste della spesa, “dove è finita la nostra felicità”, “dove ho parcheggiato la macchina”, di mano in mano, di strada in strada. Provateci voi a vivere appena sopra la vita vera, a prendere di questa l’umida essenza, senza poter dire, senza poter evitare di raccoglierne il peso sopra e, talvolta, il peso sotto. Ad essere scossi energicamente per non contaminare il calore o l’asciutto dei luoghi riparati, di cui non si è degni sino a che non si è sciolta l’ultima lacrima. Ad essere dimenticati anche, senza sapere dove si andrà né con chi. Provateci.

Bisogna amare l’umanità.



4 commenti:

fatacarabina ha detto...

Bellissimo :)

Laura ha detto...

Grazie Mitia :-)*

Anonimo ha detto...

Bello. Brava. Pensavo fosse un copiaincolla da qualche mitizzato autore franco-teutonico di scuola kafkiana. Invece è un creaesprimi di un'autrice centritalica portuale ikeanoclastica. Sì!
(Matteo)

Laura ha detto...

Ahahahah!
Ma questo è un onore per me (sì, sì, lo so, onore è una parolaccia! Ma lo è).
Grassie Matteo :-)