giovedì 26 gennaio 2012

dove

dove posso oggi

svuotare il cuore o svuotare gli occhi

le labbra spaccate o le palpebre dolenti.

Mi raccontano le parole semplici di un libro,

le colline sulla strada del lavoro,

una fetta di cielo frantumata dai rami,

la telefonata della sera, veloce, "stai bene, su", prima che io dica "forse no".

A domani, a domani, lo so.

venerdì 13 gennaio 2012

un assalto


Come fanno le mattine, come fanno dico io, ad essere tutte uguali, ad essere il passo veloce verso il treno, le teste che pendono dai sedili, gli occhi che si perdono nei finestrini, nei telefoni, nei giornali, nei pensieri. Come fanno, dico io, ad essere il rumore di  fondo di parole ovattate, rotte dallo stridore dei freni.
Mentre nella mia testa ti prendo da dietro e ti chiudo ben stretta. T’ho presa, ti dico. Conosco l’assalto del tuo odore, dei tuoi umori, delle tue parole strettissime che fanno l’amore con la mia faccia.

mercoledì 11 gennaio 2012

del mare (ancora)


Aprì la finestra, noncurante del freddo. Si dimenticava spesso di guardare il cielo: bisognava ritagliarlo dai tetti e dalle mura antiche della città e dai palazzi nuovi e dalle loro impalcature lorde. Eppure qualcosa negli occhi gli rimaneva e sapeva scrutarlo, sapeva dove dirigere lo sguardo. Anche quella mattina. La striscia sottilissima di mare e di luci, impercettibili nella luce sbiadita di nebbia, appena sopra il tetto sfasciato di una casa, erano quasi un appiglio, non semplicemente l’orizzonte. Come un profilo amato, desiderato, lontano, da seguire a memoria con la memoria delle dita. Quel mare lui lo vedeva, il mare è conforto e fuga, come un sentimento vissuto eppure vivido, da cui farsi ancora un poco spaventare.
Avrebbe lasciato la finestra aperta ancora molto a lungo, avrebbe baciato l’aria con segnali di fumo. Domato onde dentro la sua testa.

Avrebbe aspettato.

lunedì 9 gennaio 2012

del mare


Il mare arrabbiato.

Appena fuori dal porto urlava di spuma, urlava senza voce dal punto in cui io stavo a guardarlo col timore che si deve a chi è più vecchio di noi. Si sollevava e si ripiegava su se stesso con una foga che lo rimestava e lo rendeva folle di verde e marrone e poi di bianco e blu notte. Ma non dovevano essere parole confuse le sue perché, ho questa convinzione, in natura esiste la precisione degli elementi anche quando paiono impazziti: piuttosto parole scandite a voce altissima, in un’evidenza inascoltabile forse. Esattamente come quelle umane, che si presentano al cuore o all'orecchio: le lasci entrare con tutta la pienezza di cui sono capaci, le lasci scavare e seminare. Le parole. Che siano di bellezza o di dolore, sono lì, poggiate sul fondo della testa, a volte tradite da un gesto involontario di cui sono guanto invisibile.

Il vento ci scompigliava senza chiedere il permesso. Asciugava gli occhi, le ciglia caramellate del mio sale.

Il mare arrabbiato era un rassicurante mistero se guardavo i miei piedi camminare sulla terra.