sabato 25 febbraio 2012

bastoni


Fammi vedere le mani, consumate e forti. Cosa hanno visto? Cosa hanno promesso? Si sono strette ad un’altra mano, quella di mio nonno, hanno tenuto la testa minuta di mia madre e poi la mia e le mie mani quand'erano molto più piccole di così, e poi hanno perso il conto dei bucati stesi, dei pranzi preparati, di terra e mattoni, cose costruite e cose distrutte. Adesso a stringere, caparbie e tremanti, un bastone, mentre i tuoi pensieri e le tue parole esplodono d'entusiasmo e si rabbuiano, mentre non ti dico che io, un passo indietro, di tanta vita che mi avanza incontro, vorrei sorreggere te.

mercoledì 1 febbraio 2012

al riparo

Ieri mattina mi trovavo lungo la strada che mi conduce nel posto dove mi sforzo di far lavorare i muscoli e il respiro. Camminavo reggendo l'ombrello con una mano, mentre al braccio dell'altra avevo la borsa e la sacchetta del cambio. Ad un tratto ho avuto la precisa sensazione di possedere un equilibrio instabile sui miei passi, di non sapere dove guidarli. Ho distolto lo sguardo e l'ho buttato oltre la muraglia che copre il mare, dall'altra parte della strada. Ho respirato. Perché torna? Perché i dolori si rinnovano, perché quando si pensa di poter fare a meno dell'aiuto di mani estranee o parole dette dalla vetrina della propria vita, ricade addosso l'urgenza, la necessità di averli di nuovo, sciolti dal guinzaglio della propria volontà? Perché far lavorare quello che a toccarlo o solo a pronunciarlo fa dolore? Non pretendo di addomesticarlo, il dolore, non ho paura di viverlo credo, ma di viverlo troppo a lungo. Di fare dei giorni, granelli di sabbia.
E poi ho messo la mano in tasca e avevo un bacio di dama, uno di quelli con l'incarto, che amo molto. Il sapore buono di una giornata fredda, specie vicino al mare. Non ho pensato mai di dover alleggerire le tasche per camminare meglio. Le mani stringono poi quello che capita, lasciato lì per dimenticanza o per errore o per riguardo verso se stessi, al riparo di un lembo di stoffa.