martedì 22 dicembre 2015

Un nascondiglio.

Cuore, ti ho trascurato,
ti ho soffocato sotto strati e strati di stoffa,
esattamente come camuffo le mie gambe da mesi e mesi.
Non ti importa più di me? Nessuno sa che ci sei, neppure io.
Cuore, non mi ricordo più come ci si innamora di me.

domenica 8 novembre 2015

questi giorni

Quando ti guardo negli occhi e il marrone intreccia la sua mano con l'ocra gentile e da qualche parte dentro di te, i pensieri si accendono di amaranto e porpora, mentre il verde dell'iride, quieto ma vitale, mi saluta da lontano col suo seducente cappotto dorato, appena comprato.
Quando ti guardo negli occhi di corteccia e foglie, mi innamoro ancora, autunno.

domenica 19 luglio 2015

Me ne rendo conto

Mi rendo conto che la gente esce, si siede, parla, ride, si conosce o conosce, beve cose che le fanno solletico nella gola e nella testa, in luoghi reinventati per essere belli. Mi rendo conto anche di una cosa banalissima: le persone entrano e escono dalla metro, anticamera della vita camminata, collezione di umanità in attesa. Ma quante saranno? Sono tante per una come me, che entra e esce da una porta di casa o uno sportello d'auto. E lì, nel caldo vagone di mezza estate, sollevi gli occhi da un libro, mentre tengo il conto mentalmente delle fermate che non conosco. Chissà dove andrai tu. Ti seguo con lo sguardo, perderti nel piccolo fiume di schiene (la tua svetta, divisa dalla borsa a tracolla) alla mia fermata, che è "mia" solo per un giorno. Chissà da dove arrivi, chi ti aspetta, come è stato oggi, chissà quante traiettorie mancate in una città. O intersezioni riuscite. Da me, me ne rendo conto, i miracoli metropolitani non accadono.

mercoledì 17 giugno 2015

due

Ho queste due mani, forse delle mani un po’ incapaci, ho delle mani grandi, io credo, e senza cura e le unghie mangiucchiate e due macchie sottili speculari, sopra i pollici, che son due piccole cicatrici di denti, che sono il mio inverno ma escono col primo sole, e senza anelli le dita che vorrebbero saper fare, dipingere e scrivere e tapparmi il naso se mi tuffo in mare o avvolgere il cristallo dei pensieri senza che si rompa in pezzi piccoli o sorreggere i pezzi senza avere troppo male, e contare i giorni che passano, o forse contare i giorni che vivono di cose belle, solo talvolta lasciate un po' sbiadire, e di qualche fitta, e scandire i battiti di un movimento che suona in testa e suona nelle orecchie e seguire, per me che adesso sto imparando a leggere, riga dopo riga, parole limpide da cui lasciarmi attraversare, sfogliare voci che parlano, pagine che cantano, pensieri che, in silenzio, ascoltano e si fanno ascoltare.
E poi, ecco, se mai ho avuto la fortuna di conoscere un cuore, io penso di averne visto un po’ nelle mani di chi lo porta dentro.

giovedì 14 maggio 2015

Dove sono?

Ho nostalgia di scrivere e mi chiedo se una parte di me abbia messo a riposo (forzato o consenziente?) un'altra parte di me; mi chiedo dove finiscono i pensieri dei tragitti in macchina, dei tragitti in treno, delle pause, delle cene e delle passeggiate solitarie, delle discussioni lì fuori, nel mondo.
Non ne ho più, non ho più penseri per cui valga la pena di fermarsi qui o altrove?  Di allinearli in questo campo come semi promettenti, da curare?
Davvero non sono più capace di germogli?
Se non sono qui, dove sono?

giovedì 8 gennaio 2015

Una città*

Pochi giorni mi sono bastati per capire la tua gentilezza, nei sorrisi cordiali e aperti delle persone, nei palazzi lustri e ricamati, nelle volute calde e profumate che magicamente si disegnano appena fuori le boulangerie. Camminandoti, mi sei venuta incontro. Hai appagato i miei sguardi fin dentro le finestre, mentre gli occhi rincorrevano la danza delle facciate. E quando ero timorosa, ti ho sentito dire: "accomodati, c'è posto dove lo desideri": ho attraversato la magnificenza scintillante, tra mille teste vocianti di turisti, ma nella vita piccola del quartiere, mi sono sentita come a casa. A casa di amici, a cucinare insieme o bere tè. (Questo ho avuto la fortuna di farlo davvero.)
Di te ho capito che sei una cura di bellezza (e cambia la bellezza, prima e dopo te), di te ho capito che bisogna ritornare.


*Parigi, in questi giorni ferita, siamo feriti insieme a te.