domenica 19 luglio 2015

Me ne rendo conto

Mi rendo conto che la gente esce, si siede, parla, ride, si conosce o conosce, beve cose che le fanno solletico nella gola e nella testa, in luoghi reinventati per essere belli. Mi rendo conto anche di una cosa banalissima: le persone entrano e escono dalla metro, anticamera della vita camminata, collezione di umanità in attesa. Ma quante saranno? Sono tante per una come me, che entra e esce da una porta di casa o uno sportello d'auto. E lì, nel caldo vagone di mezza estate, sollevi gli occhi da un libro, mentre tengo il conto mentalmente delle fermate che non conosco. Chissà dove andrai tu. Ti seguo con lo sguardo, perderti nel piccolo fiume di schiene (la tua svetta, divisa dalla borsa a tracolla) alla mia fermata, che è "mia" solo per un giorno. Chissà da dove arrivi, chi ti aspetta, come è stato oggi, chissà quante traiettorie mancate in una città. O intersezioni riuscite. Da me, me ne rendo conto, i miracoli metropolitani non accadono.