mercoledì 10 febbraio 2016

E' perché si avvicina il compleanno (forse).

Mi sento in ritardo su due, tre coincidenze importanti della vita. Ci penso in questi mesi che chiudono l'inverno e in cui mi ritrovo più sola, in cui capisco che finché raccontavo qualcosa di me a qualcuno, la condivisione mi rendeva più leggera e più saggia. E magari qualche dolore verbalizzato, smembrato, domandato, era in realtà una medicina, una terapia, una cura necessaria: adesso lo evito, faccio finta di niente. Non ho nulla da raccontare, neppure a me stessa. Ma allora: considero così di poco conto le mie giornate, le mie frustrazioni, la mia solitudine, le piccole contentezze, la ricetta riuscita, il sorriso che mi disegna qualcosa o qualcuno quando mi apro un po', una gentilezza anonima e brevissima, un bel passaggio di un libro che leggo?
Se sono in ritardo, vorrà dire che aspetterò il treno successivo, sarà un po' affollato forse.
Faccio il viaggio in piedi. 
Mi tengo forte ma oscillo. 
Il finestrino è troppo basso per guardare fuori. Il cuore troppo piccolo per guardarci dentro.